Il suono del silenzio

February 18, 2017

 

Musica e silenzio: apparentemente termini in completo contrasto, nella realtà dei fatti l'uno complementare all'altro.

Per un musicista il silenzio, rappresentato con le pause, ha una valenza fondamentale, serve a scandire e valorizzare un brano, dà respiro ad una melodia,fornisce la punteggiatura necessaria affinchè il compositore possa esporre, tramite le note, la sua idea di musica.

Jhon Cage ( Los Angeles 1912. New York 1992), noto musicista contemporaneo, dedica al silenzio un'intera opera: 4'33'' ( quattro minuti e trentatrè secondi) del 1952. Sulla partitura, l'autore dà indicazioni di non suonare per l'intera durata del brano, fatta eccezione per un breve ostinato eseguito dal pianoforte.

L'opera, totalmente nuova e rivoluzionaria nel suo genere, provocò, e provoca tutt'ora, completo sbigottimento in chi ascolta, ma lo scopo in realtà è anche questo.

Può una platea restare in totale silenzio ed accettare passivamente la provocazione lanciata dall'autore, oppure lasciare facilmente posto alla distrazione ed al brusio delle voci?

Sarebbe bello poter affermare con assoluta certezza che chiacchere, commenti, movimenti del corpo e quant'altro siano totalmente assenti, main merito mi riservo il diritto di qualche dubbio.

La società d'oggi ci porta ad essere costantemente bombardati da suoni e rumori, che siano il semplice bip dell'orologio, piuttosto che il rombo degli aerei, fino ad arrivare all'assordante frastuono dovuto, magari, all'uso dei martelli pneumatici.  Se a tutti questi rumori, che ormai sono parte della nostra quotidianità, aggiungiamo il suono continuo, impertinente e spietato dei telefoni cellulari, che troppo spesso, ahimè, invadono prepotentemente la scena anche quando non dovrebbero, ed anche la musica "sparata" direttamente nelle orecchie, a volte a volume disumani dai lettori MP3, possiamo facilmente capire che le occasioni per poter apprezzare nella sua totalità il "rumore del silenzio" siano praticamente ridotte ai minimi termini.

Non so se questo dipenda dalla paura di dover affrontare il nostro vero io, che nel silenzio assoluto si affaccia prepotentemente nelle nostre menti, o semplicemente il non voler restare storditi dall'urlo graffiante che l'assenza di suono produce, ma sono fermamente convinta che dovremmo tornare ad imparare l'arte dell'educazione al silenzio.

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