• Max Stival

L’esperto di musica sacra Miserachs: “Spesso, più che in chiesa sembra di stare in osteria”


Cari amici, riporto un articolo con il quale sono pienamente d'accordo e che vale la pena di leggere ed approfondire per arginare l'assoluto e ormai largamente diffuso decadentismo della musica liturgica in Italia. Nel luogo sacro per eccellenza ove si dovrebbe respirare un clima spirituale e di contatto con il divino, c'è una tale confusione, sciatteria sia musicale che di contenuti per le canzonette suonate con improbabili strumenti da altrettanti improbabili "suonatori", che sembra di entrare in una osteria ...

Fonte: La Fede quotidiana - Michele M. Ippolito - 23 febbraio 2016 Cultura.

Monsignor Valentino Miserachs Grau è un grande musicista e soprattutto esperto di musica sacra e liturgica, maestro della Cappella Libeariana nella Basilica Santa Maria Maggiore di Roma ed ha presieduto il Pontificio Istituto di Musica Sacra. Con lui, la Fede Quotidiana parla della qualità della musica liturgica nelle nostre chiese .

Monsignor Miserachs, secondo lei ascoltiamo in chiesa un buon “prodotto” ?

” Non mi piace fare delle generalizzazioni, perchè non è il caso. Tuttava, dico che spesso spacciano per liturgica quella che tale non è. Di più. Credo che alcune volte si arrivi a suonare canzonette, inadatte sia nella musica che nei testi. Eppure il patrimonio della musica liturgica è smisurato”.

Da che cosa dipende questo?

” I fattori sono sicuramente molti. Uno di questi, non il solo, è il volontariato che va bene per l’ assistenza sociale, non per la musica. Mi spiego. Nelle parrocchie, per comprensibili motivi di bilancio, si lascia campo libero ai volontari nella esecuzione e escelta delle musiche e questo inevitabilmente comporta dei rischi di scadimento o spontaneismo. Credo che occorra una mano esperta, un professionista almeno nel dare lezioni ed avviare bene”.

Solo questo il problema?

“No. Un altro aspetto è quello di un clima liturgico, perchè musica e liturgia camminano di pari passo, molto rilassato verso il basso, figlio di un certo pauperismo che va di moda. Oggi ci vuole molta fede per mandare giù certe cose e alcune celebrazioni. La messa è cattolica in quanto universale e al contrario assistiamo a varie messe con cori e canti di varie etnie e luoghi. Siamo davanti alla conseguenza e anche ai problemi di quella che si chiama inculturazione, figlia dello spirito del Concilio Vaticano II. Intendiamoci, la colpa non è del Concilio, ma di interpretazioni errate che ne sono derivate. Il Vaticano II sulla liturgia è molto chiaro e netto”.

Lei parla di canzonette, per quale motivo?

” Perchè sia i testi musicali che le parole sono assimilabili a canzonette. Lo scopo è quello del piacere, del gradimento che appunto rende il tutto simile a canzonette. In quella ottica l’ importante non è la qualità, quanto la ricerca dell’ attrazione e del consenso, ma non siamo al circo. Il risultato, è lo smarrimento progressivo del senso del sacro e così accade che non solo non si attirano i giovani, ma si perdono i fedeli legati alla tradizione e quelli che a messa andavano da tempo. Non si assicura un buon servizio quando si cerca di annacquare in qualunque campo la verità e la musica per attirare consensi”.

Gli applausi?

” Una cosa molto sbagliata. Ora vanno di moda al funerale, al matrimonio e così via in tante occasioni. Si dice che servano per allietare come fossimo in sede mondana. Siamo alla messa va ricordato, non alla osteria. Come dico di no agli applausi, lo stesso valga per batteria, chitarra e altri strumenti durante le celebrazioni liturgiche. Andrebbe al contrario incentivato l’ uso dell’ organo”.

Esiste una sciatteria liturgica oggi?

” Le ripeto che generalizzare non serve e non è corretto. Certo, alcune liturgie sciatte dipendono dal fatto che talvolta si ha una visione del sacro ridotta, che limita la dimensione verticale a vantaggio di quella orizzzontale o sociale”.

Articolo di Bruno Volpe

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